Cenni storici
Come in ogni terra contadina, anche
nel Veneto il prosciutto ha un'antica storia e una gloriosa tradizione.
Già nel periodo preistorico, tra le colline berico-euganee,
si misero a punto le prime tecniche di trasformazione della carne
suina, dando vita a quelle arti che più tardi si espressero
in castrin, beccari e mazzin, luganegher e casolini. Nel
III secolo a.C. tali arti posero le premesse di una fiorente esportazione
di carni verso Roma. Con il trapasso dall'età romana al medioevo
non ci fu una grande crisi dell'allevamento del maiale. E' il periodo
in cui enfiteuti e coloni si fanno carico degli allevamenti comuni,
e man mano che si afferma l'età feudale ecco che accanto al
vino è proprio il maiale che rappresenta una delle prestazioni
dell'enfiteuta.
Nel 1570, con l'Opera di Bartolomeo Scappi,
edita nella vivacissima Venezia, i veneti trovarono piacevole conferma
nel vedere che i loro prosciutti potevano essere ammanniti in vari e saporiti
modi.
Si poteva ottimamente gustare "cotto in vino tagliato in fette,
servito con sugo di melangole, et zuccaro sopra. "oppure con lingue
di bove salate cotte in vito tagliate in fette, servite con sugo di limoncelli,
et zuccaro sopra" o ancora "tagliato in fette soffritto
con salvia, et fettoline di pane, servito con aceto rosato, et zuccaro
sopra ".
Scorrendo, invece, testi più decisamente veneti, ecco che nel secolo
successivo, il tema è proposto in modo specifico per quello che
allora si chiamava prosciutto di Padova: "Si prendano due grossi
prosciutti magri e si facciano brasare nel vino bianco dei Colli Berici,
poi si asciughino e si servano guarniti di petrosemolo, con la salsa passata
a parte, condita con garofalo e cannella". Questo modo di ammannire
il prosciutto sulle grandi mense signorili andrà lentamente scemando
e finirà con lo scomparire quando, sul finire del secolo XIX, faranno
la loro comparsa i grandi prosciutti cotti d'oltre Italia, da quello di
Parigi a quello affumicato di Praga. Il prosciutto crudo,
in particolare quello prima menzionato di Padova, comincerà ad
essere meno salato e si avvierà al trionfo come
prosciutto da apprezzare meglio allo stato naturale, ossia crudo. Anche
il suo pubblico si farà diverso. Da tempo, le cosce non sono più
decima riservata ai signori. I beccari hanno ceduto il posto al luganegher
moderno, il quale si dedica a più raffinate preparazioni gastronomiche
e colma le vetrine di prodotti d'ogni genere.
È nata la borghesia, non necessariamente con terre nel contado.
Il prosciutto è prodotto di mercato. Nascono le prime aziende artigiane
e quindi compare anche la concorrenza. A ripetere le glorie dei mercati
dell'antica Roma sono i prosciutti dell'area berico-euganea che non temono
il confronto con le migliori produzioni delle altre regioni.
Sulle pareti di tante aziende aderenti all'odierno Consorzio si possono
oggi ammirare gli splendidi risultati di quello sforzo. Nel
1881, il ministro Quintino Sella, produttore di vini eccelsi
e ottimo agricoltore, firma un diploma di partecipazione e vittoria
all'Esposizione Nazionale di Milano di quell'anno.
Quando Torino, tre anni dopo, chiude l'Esposizione Generale Italiana,
un altro diploma prende la strada del Veneto. Nel 1904,
un diploma verrà da più lontano, dal
Crystal Palace di Londra, dove visitatori di tutto il mondo
hanno ammirato l'International Food, Grocery and Allied Trades. Questa
millenaria storia non si ferma lì. Il rito del 25 novembre,
giomo di santa Caterina, ma anche giomo della fiera di Montagnana
e del suo rinomato mercato delle cosce di maiale da destinare a prosciutti,
continua ad essere celebrato nella festosità locale, eppure
con una sorta di ritrosia nei riguardi del mondo esterno, dei foresti.
Molti produttori italiani dopo la Seconda Guerra Mondiale devono tutelare
la qualità del loro lavoro per non essere soppraffatti dalla
concorrenza straniera. Nascono così i primi Consorzi di Tutela.
Anche in Veneto nel 1981 con la legge n.628 si istituisce
la denominazione di origine del Prosciutto Veneto Berico-Euganeo,
forgiato col marchio del Leone alato di San Marco sulla parola Veneto.